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LIPOSOMI IN COSMETICA: COSA SONO E APPLICAZIONI

liposomi sono piccole vescicole di forma sferica, costituite da uno o più doppi strati fosfolipidici concentrici.

Descritti per la prima volta a metà degli anni 60, i liposomi sono caratterizzati da:

  • Un nucleo interno acquoso (idrofilo);
  • Un doppio strato esterno di fosfolipidi, con due estremità idrofile (teste polari, solubili in acqua) che racchiudono un ambiente idrofobo (code apolari).

Grazie a questa caratteristica, i liposomi vengono utilizzati come veicoli di consegna per trasportare efficacemente sostanze nel corpo, facilitandone ad esempio l’assorbimento intestinale (farmaci e integratori) o quello cutaneo (farmaci e cosmetici).

I liposomi sono vescicole sferiche aventi almeno un doppio strato lipidico. Questi doppi strati lipidici si dispongono rivolgendo le loro “teste” amanti dell’acqua verso il mezzo acquoso e le loro “code” grasse” piegate l’una verso l’altra. Si vengono così a creare delle sacche acquose delimitate da un doppio strato fosfolipidico. All’interno di queste sacche i liposomi possono ospitare composti idrosolubili e allo stesso tempo proteggerli da condizioni digestive ostili; inoltre, possono potenzialmente facilitarne l’assorbimento gastrointestinale. La fase interna idrofoba dei doppi strati lipidici può invece ospitare dei composti affini ai grassi. In definitiva, quindi, durante la loro formazione i liposomi hanno la capacità di incapsulare sostanze biologicamente attive:

  • Idrosolubili nei compartimenti acquosi;
  • Liposolubili tra le lamelle lipidiche;
  • Oppure anfipatiche (in questi casi la parte lipofila viene incorporata tra le lamelle lipidiche e la parte idrofila nei compartimenti acquosi).

Per trasportare le molecole ai siti d’azione il doppio strato lipidico dei liposomi si deve fondere con il doppio strato lipidico del plasmalemma (membrana cellulare), rilasciando quindi il suo contenuto acquoso. Questo passaggio è facilitato dall’affinità tra la struttura degli strati fosfolipidici del liposoma e quella della membrana cellulare. Tale affinità rende inoltre i liposomi metabolizzabili per via enzimatica e pertanto sicuri dal punto di vista immunitario.

I liposomi possono intrappolare sia composti idrofobici che idrofili, proteggerli dalla decomposizione e rilasciarli nei bersagli designati. Queste caratteristiche aprono ampissimi scenari per l’utilizzo dei liposomi in diversi ambiti. Attualmente, i liposomi sono utilizzati come vettori di numerose molecole nelle industrie cosmetiche e farmaceutiche. Nel settore medico, ad esempio, si incapsulano antibiotici, proteine, materiale genetico, vitamine e farmaci antitumorali. In campo alimentare, invece, i liposomi vengono usati per stabilizzare componenti dei cibi, ritardandone la degradazione, o per schermare i sapori.

Quali vantaggi offrono i cosmetici a base di liposomi? Primo fra tutti, l’elevata biocompatibilità, dovuta proprio alla struttura affine ai lipidi di membrana, il che li rende praticamente anallergici. Inoltre, offrono una serie di vantaggi formulativi: dall’eliminazione dei solventi organici, data la capacità di incorporare sostanze idrofile e lipofile, alla protezione dei funzionali dall’azione fisiologica degli enzimi che i cosmetici “incontrano” durante l’applicazione sulla pelle, nonché alla capacità di intervenire sull’idratazione cutanea grazie al potenziamento della funzione barriera naturale della cute. Anche eventuali degradazioni dei funzionali dovute al pH degli ambienti cutanei possono essere “bypassate” con questa tecnologia applicativa.

Nell’industria cosmetica, dunque, i liposomi si usano all’interno di creme anti-età, ma anche per rossetti e altre forme di make-up. Ad esempio, i liposomi che incapsulano il Coenzima Q10, un potente antiossidante, hanno dimostrato di essere benefici per la pelle. Anche certe vitamine, come vitamina E e vitamine idrosolubili, amminoacidi liposolubili e persino principi attivi formulati chimicamente, possono essere incapsulati con successo nei liposomi per formulare vari prodotti per la cura della pelle.

BIBLIOGRAFIA:

 

A cura di Maria Luisa Casella