Fenagifar
menu

Egr. Presidente ENPAF dr. Emilio Croce

e p.c. Spett.le Consiglio di Amministrazione ENPAF

Spett.le Collegio dei Sindaci ENPAF

Egr. Direttore Generale dr. Marco Lazzaro

 

Oggetto: Petizione

La Sua relazione, illustrata al Consiglio Nazionale dell’Enpaf del 29 novembre u.s., evidenzia numerosi aspetti critici che interessano la gestione dell’Ente, alcuni noti da tempo e altri recentemente aggiuntisi, anche per effetto della situazione economica in cui versa il nostro Paese. E’ pertanto evidente quanto sia necessario attuare una profonda riforma dell’Ente, tale da renderlo effettivamente un porto agognato e sicuro per il futuro pensionistico dei suoi iscritti. Ciò vale in maniera diversa, ma altrettanto importante, sia per i farmacisti titolari, sia per i farmacisti non titolari.

Ci permettiamo quindi di evidenziare quali siano le principali aspettative dei giovani farmacisti che più hanno ragione di chiedere oggi modifiche che portino a concreti miglioramenti in futuro.

1. Obbligo di attività professionale

L’obbligo dell’attività professionale per godere di prestazioni pensionistiche ha creato e crea nel metodo e nel merito una contabilizzazione farraginosa: 20 anni minimi altrimenti perdita del diritto alla pensione e così via. Si crede che, da quando è stato introdotto, abbia contribuito al deterioramento del rapporto degli iscritti nei confronti dell’Enpaf. Non risulta che l’obbligo dell’attività professionale sia presente nei regolamenti di altre casse.

PROPOSTA: Se ne chiede l’abolizione.

2. Contributo di solidarietà

Il contributo di solidarietà viene versato da più di ventimila iscritti che con tale scelta dimostrano di non credere assolutamente nell’utilità della contribuzione all’Ente, versando già contributi ad altro Ente di cui godono piena assistenza. E’quindi visto come odioso onere senza averne in cambio alcuna utilità.

PROPOSTA: Soluzione idonea sarebbe riservare tale forma di contribuzione solo per i pensionati attivi professionalmente (si veda successivo punto 5) mentre, per gli iscritti che versano già ad altro Ente, prevedere un contributo di pari importo che vada a costituire un fondo pensione riscattabile; sarà sicuramente esiguo, ma concettualmente più accettabile.

3. Ripristino dei contributi ridotti per i neo iscritti per i primi 3 anni

Nella particolare attuale situazione di difficoltà economica del settore, al fine di agevolare il primo accesso al mondo del lavoro, anche a favore di prime realistiche proposte di lavoro (lavoro occasionale, tirocini, stage etc.), è necessario individuare forme speciali di contribuzione.

PROPOSTA: E’pertanto opportuno prevedere, ad esempio, un contributo di 1.000 € almeno per i primi 3 anni di iscrizione, qualunque sia la tipologia di contratto (borsa di studio, tirocinio, libero professionista o sostituzione occasionale), da applicare in tutti i casi in cui non si possa far valere il diritto alla riduzione.

4. Contributo 0,90%

E’ certamente il dispositivo più osteggiato, in quanto erogato solo dalle farmacie in una misura media che si stima in circa 5 mila euro/anno, cui non corrisponde alcuna prestazione aggiuntiva. Sappiamo quale sia l’origine solidaristica di tale contributo, ma siamo certi che le attuali condizioni in cui versano le farmacie forniscono più di una valida ragione per chiedere una modifica normativa.

PROPOSTA: Modificarne la natura del contributo 0,90% attraverso richiesta di modifica della normativa, al fine di trasformarla in forma aggiuntiva di prestazione pensionistica a favore dei farmacisti iscritti che la versano.

5. Contributo solidarietà solo post pensionamento

Oggi chi è iscritto all’Ordine, se esercita l’attività, è obbligato a pagare la quota intera Enpaf anche dopo il pensionamento. La pensione media si aggira intorno ai 6.000 € lordi annui  che serve in pratica  per pagare il contributo Enpaf.

PROPOSTA: Dare l’opportunità di mantenere l’iscrizione dopo il pensionamento Enpaf o Inps pagando il solo contributo di solidarietà, eviterebbe le cancellazioni di moltissimi iscritti, in particolare ora che sussiste anche la possibilità di restare soci in farmacia come soci di capitale anche se non iscritti. Ciò consentirebbe al farmacista di rimanere comunque iscritto al proprio Ordine e agli Ordini di non perdere risorse economiche.

6. Iniquità

Si crede sia opportuno rimuovere alcune discriminazioni.

Mentre il pensionato Enpaf, non esercitante, può chiedere la riduzione dell’85% e un dipendente che usufruisce della quota ridotta e apre la partita iva per meno di 6 mesi in 1 anno ha diritto a mantenere la riduzione per quell’anno, un dipendente che usufruisce della quota ridotta e che acquista una farmacia o diventa socio anche solo per 1 mese in 1 anno è tenuto al pagamento della quota intera (art 21).

PROPOSTA: Riformulare in modo più equo il regolamento dell’Ente

7. Rapporti con gli iscritti

Si evidenzia infine come, a fronte di oggettiva difficoltà per il neolaureato nell’acquisire informazioni sul complesso regolamento dell’Ente, si ha notizia di frequenti onerose quanto insostenibili conseguenze per i giovani iscritti, ai quali viene negata la riduzione della contribuzione, quando la richiesta perviene all’Ente con un solo giorno di ritardo, rispetto a quanto previsto dal regolamento.

PROPOSTA: Si chiede una maggiore informazione presso i neo laureati e una minore rigidità in sede di applicazione di regole che non stravolgano la gestione dell’Ente. Non essendoci una pensione integrativa di categoria, l’Enpaf con un regolamento opportunamente modificato potrebbe essere considerato come tale da tutti gli iscritti.

 

Confidando nell’accoglimento delle ragioni esposte, si porgono i più cordiali saluti.

FIRMA

Petizione firmata con successo!