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Fake-news: tra miraggi e retrogusti amari

Ebbene sì, con alcune fiabesche “fake-news” ci siamo cresciuti tutti, fin da piccoli, che agognanti e intrepidi fantasticavamo sulla calza piena di cioccolato che avremmo trovato al nostro risveglio o sui regali che avremmo scartato sotto l’albero di Natale; ma le fake-news dell’epoca in cui viviamo non hanno nulla di tenero e fiabesco e molto spesso si rilevano molto pericolose.
Non a caso, risale a pochi giorni fa, la presentazione di un piano d’azione da parte della Commissione Europea per intensificare gli sforzi contro la disinformazione in vista delle Elezioni europee 2019.
Anche il mondo farmaceutico italiano ha provato a dare una “sana risposta” alle disinformazioni e alle false e mitologiche promesse che riguardano il delicato mondo della salute, sul quale molto spesso la rete propina casalinghi rimedi a qualsiasi disturbo l’utente provi a digitare sulla propria tastiera; il lancio del nuovo portale FarmaCommunity, nel quale i colleghi farmacisti possono confrontarsi attraverso un forum su qualsiasi tematica di interesse per la categoria e dal quale si può attingere per condividere sui social notizie e articoli certi della loro valenza scientifica per arrivare in tutte le case delle persone, ha segnato una nuova era, in cui il digitale può diventare realmente uno strumento concreto oltre che innovativo anche per la salute di tutti.

Troppo spesso, infatti, le persone si lasciano affascinare da terapie alternative alla parvenza promettenti, abbandonano o non prendono per nulla in considerazione le cure scientifiche della medicina convenzionale, mettendo a rischio la propria salute.
Si pensi che la medicina alternativa solo in America rappresenta un business da 34 miliardi di dollari l’anno e che vengono seguite ingenuamente fantomatiche terapie proposte da gente senza scrupoli, molto spesso inefficaci e dagli  effetti tossici che ritardano inevitabilmente le cure appropriate.
In Italia, una tra le prime terapie alternative a diffondersi fu il Siero Bonifacio. Secondo il veterinario di Agropoli, il liquido ricavato dagli escrementi di capra riusciva a guarire ogni tipo di tumore.
Alla fine degli anni Novanta un’altra terapia proposta fu quella di Luigi Di Bella, anche questa accompagnata da un notevole successo, nonostante l’Istituto Nazionale dei tumori Regina Elena di Roma evidenziò l’assenza di attività antitumorale. Tra quelle più recenti ritroviamo la terapia sul bicarbonato di sodio e quella del veleno di scorpione blu da Cuba, tanto in voga agli inizi degli anni duemila. Sempre prive di ogni prova scientifica sono altre cure alternative che periodicamente tornano a far parlare di loro, come la dieta di Gerson o quella che modifica l’acidità del sangue o ancora quella priva di zuccheri.
“Nessuna di queste sostanze, ad oggi” – spiega Pinto, Presidente Nazionale Associazione Italiana Oncologia Medica – “è riconosciuta avere attività antitumorale in clinica su malati”.

Intanto noi ci ostiniamo, malgrado tutto, a voler far prevalere le nostre convinzioni basate sulla marea di opinioni che l’anarchia del web ci consegna, accreditate da incorruttibili algoritmi.
Ma vogliamo davvero farci “seppellire da una bufala?”, parafrasando lo slogan lanciato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici in occasione della campagna anti-fake news presentata a Roma nel mese di Maggio scorso.
Diffidate delle bufale sul web. Chiedete sempre al medico”, era questo l’invito che campeggiava sui poster della Federazione nazionale e che qui noi, oggi, ancora una volta vogliamo rinnovare, aggiungendo anche a fianco della frase un “Chiedete sempre al vostro farmacista”.

 

 A cura di Giulia Panzarella