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E… ci siamo noi, I Farmacisti

Il 2020 per noi farmacisti doveva essere l’anno della “consacrazione” come figura professionale cardine nella presa in carico del paziente per quanto riguarda soprattutto l’aderenza terapeutica.

Marzo 2020. Noi farmacisti abbiamo ora una sfida più grande da affrontare: la pandemia da Covid-19. L’Italia si è unita attorno a medici, infermieri e ricercatori.

E… ci siamo noi farmacisti, angeli silenziosi che si prendono cura di chi non è in ospedale, di chi è a casa con l’ansia per sé e per i propri cari, di chi è arrabbiato per l’esodo nord-sud, di chi è preoccupato per i parenti coscientemente rimasti lontani, di chi vaga alla ricerca spasmodica di gel e mascherine, di chi non riesce a contattare il medico, di chi ha bisogno di essere ascoltato e rassicurato, di chi ha appena scoperto di aspettare un bambino, di chi partorirà a breve, di chi ha sintomi influenzali, di chi è immunodepresso, di chi ha malattie croniche, di chi in ospedale ci deve continuare ad andare per terapie o controlli, di chi è anziano e spaventato, di chi continua a venire in farmacia ogni giorno perché “il vostro sorriso è la miglior medicina”. L’elenco è ancora lungo.

La farmacia, da sempre luogo di accoglienza, si è ritrovata in pochi giorni a doversi ingegnare a trovare barriere per prevenire il contagio e per salvaguardare i suoi soldati. Noi, i suoi soldati, non ci possiamo ammalare. Ecco allora che noi farmacisti facciamo rete, ci scambiamo contatti per mascherine che non arriveranno mai, per misure che limitino i rischi che qualcuno ci tossisca ancora in faccia. Ed ecco che gli ingressi in farmacia diventano contingentati, che si disinfettano più e più volte le superfici. Qualcuno innalza a scudo protettivo il plexiglas, intanto si preme per i battenti chiusi. Molti farmaci diventano irreperibili nei canali di distribuzione. Non si trova più l’alcol etilico, né i saturimetri e c’è carenza di ossigeno. Arriva la possibilità di lavorare a battenti chiusi, ma, in molti casi, non è una soluzione fattibile.

E come ci si protegge tra colleghi che condividono gli stessi spazi per tante ore al giorno? Come si mantiene la distanza di sicurezza? Si continua a lavorare, si mette da parte la paura. Si accolgono i clienti sempre con lo stesso sorriso, visibile perché noi molte volte siamo sprovvisti di mascherine. Li si esorta a rimanere in casa, a lavare bene e spesso le mani, a mantenere la distanza di sicurezza. Si cerca di proteggerli. Si spera di rivederli in salute quando tutto sarà finito.

Grazie alle varie Agifar, noi giovani farmacisti siamo diventati una grande famiglia, provinciale, regionale e nazionale. C’è scambio di informazioni, di idee, di piani di battaglia, di piani di difesa, di precauzioni, di contatti, di collaborazioni, ci sono parole di affetto, di conforto, di stima, di forza e di coraggio.

Secondo la teoria di Darwin, la specie che sopravvive è quella che è in grado di adattarsi e di adeguarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente in cui si trova.

Negli ultimi anni la nostra figura professionale si è evoluta tanto dai tempi delle cartine e siamo stati in grado di rispondere efficacemente al rapido cambiamento delle esigenze della società. Ora più che mai, noi farmacisti dobbiamo adattarci a questo ambiente diventato ostile. Dobbiamo mantenere la calma e adeguarci allo scenario mutevole che ci si presenta davanti.

Quando questo inferno sarà finito ci riabbracceremo tutti al Cosmofarma più bello della nostra vita.

 

Dottoressa Stefania Agrimi
Consigliere A.Gi.Far Brindisi