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Il Farmacista: tra paura e dovere

Silenzio. Assordante, surreale. All’improvviso un silenzio che fa paura.

Il Covid-19 ha creato questo, ha spento il suono della vita, ha messo paura. Paura di vivere, paura di sorridere, paura di stare accanto alle persone amate.

Tutti hanno paura, alcuni sono solo più bravi di altri a nasconderlo.

Ha paura quella mamma che ha il figlio lontano da casa per studi e non sa quando potrà riabbracciarlo, ha paura quel papà che per tenere fede a un giuramento fatto tanti anni fa ha lasciato la propria casa per una brandina al pronto soccorso, ha paura quel nonno che guarda quella foto sul comodino chiedendosi se riabbraccerà mai i suoi nipoti, ha paura quella figlia che ha già perso troppe battaglie con la vita per vivere l’ennesima sconfitta, ha paura quel bambino che sa cosa significhi la solitudine e si domanda se riceverà più un abbraccio…tutti hanno paura, tutti abbiamo paura.

La paura, però, è una cattiva consigliera e può far perdere il focus dalle cose importanti. Può far commettere errori, far agire con impulsività, distruggere.

La vita e la storia hanno insegnato all’uomo che la paura va domata, che la paura può essere sconfitta con raziocinio e perseveranza, con coraggio e astuzia.

Il Coronavirus è un nemico invisibile, un mostro senza volto, difficile da sconfiggere ma che non ha impedito a medici, infermieri, farmacisti, di combattere; non ha impedito turni massacranti al medico di reparto, all’infermiere in corsia di fermarsi accanto a un paziente soltanto per confortarlo, al farmacista di turno di sorridere seppur dietro una mascherina o una lastra di plexiglass.

Cosa hanno in comune queste figure professionali? Solo l’importante compito di tutelare la salute di tutti e proteggerla nel migliore dei modi possibili. Non importa la stanchezza di fine giornata, non importa la sofferenza che riempie gli occhi di lacrime, non importa la difficoltà di lavorare mentre tutti possono stare a casa, essi saranno sempre in prima fila, dalla parte dei pazienti, dalla parte della salute. Proprio il farmacista è quella figura che sta più vicina alle persone in questo momento critico.

Il farmacista è sempre lì, con la pioggia o con il sole, a battenti chiusi o aperti. Si sveglia come ogni mattina, indossa il suo camice bianco e offre la propria conoscenza a chi ne ha più bisogno. Ha anch’egli paura, è silenzioso ma è presente. Non viene ringraziato o elogiato per le proprie gesta eroiche, ma è sempre lì e sarà sempre lì il giorno dopo e quello dopo ancora.

Il farmacista vive e ama i contatti con la gente, soprattutto in piccole realtà, e questo periodo sta mettendo a dura prova la propria pazienza.

È costretto a lavorare con guanti e mascherine, dietro un muro di paura, a fare turni estenuanti e ad adoperarsi nel migliore dei modi per andare incontro alle esigenze della gente. Anche se l’eco della saracinesca, a fine giornata, risuona in una piazza vuota illuminata da vecchi lampioni, un sorriso si disegna sul suo volto perché sa di aver compiuto il proprio dovere, l’unica arma contro questo silente mostro. Un mostro che sta cambiando la vita di tutti, che permette di guardare al futuro solo con pessimismo cronico, che sta spegnendo i colori di ognuno di noi.

L’unica cosa che ci rimane allora è credere che i colori torneranno a splendere.

Dopotutto da qualche parte oltre l’arcobaleno, il cielo è azzurro e i sogni impossibili diventano realtà.

 

Dott.ssa Gaia Geraci
(Presidente Agifar Enna)